di GIULIO MUTO – Questo mese abbiamo il grande piacere di dedicare uno spazio al racconto dell’esperienza, professionale e di vita, di Dino Sardella. Il racconto di un percorso esemplare per tutti coloro che cercano il proprio talento, lo trovano, e sfidano i confini del proprio essere e della propria terra per implementarlo e donarlo al mondo.

Dino Sardella è un film-maker nato e cresciuto in Puglia, a Brindisi. E’ un autore a tutto tondo nell’ambito delle Arti dello spettacolo. Affermatosi nella scena teatrale inglese come scrittore e produttore, è poi passato dietro alla macchina da presa trasferendosi nella terra delle opportunità, dove attualmente risiede, precisamente a Los Angeles.

Per rompere il ghiaccio gli chiediamo quando e com’è “artisticamente” nato.

Il tuo percorso di formazione ha un’impronta artistica o hai studiato tutt’altro? E, per rimanere in tema, la passione per la cinematografia è nata tra i banchi di scuola?
La passione é nata da piccolissimo grazie ai “Cavalieri dello Zodiaco”. Gli Anime Giapponesi mi hanno regalato questo interesse sfrenato per lo storytelling. Da lì all’incontro con la mitologia Greca e la letteratura classica, il passo é stato breve. Ricordo la trasmissione televisiva “Zeus”di Luciano De Crescenzo in cui in ogni puntata il filosofo spiegava miti ed eroi della Grecia. Tutte queste storie interessanti si potevano trovare nelle antiche Tragedie e Commedie sia Greche che Latine. Da qui é nato l’amore per il teatro, nei banchi di scuola elementare.

“Prendere e partire” all’estero è stata una decisione avvenuta grazie ad un incontro, un evento in particolare, oppure sei stato spinto semplicemente dalla passione?
Finita l’Università (a Roma Tor Vergata) avevo voglia di imparare bene l’inglese e così son volato a Londra dove ho iniziato a lavorare nel circuito teatrale del West End. E per migliorare la lingua saltavo letteralmente da teatro a teatro per vedere quante più opere possibili in lingua originale. E così mentre il mio inglese migliorava, ho iniziato a scrivere copioni in lingua inglese e sono entrato in contatto con diverse compagnie indipendenti. Son finito presto a produrre spettacoli teatrali al Bridewell Theatre di Saint Paul con due compagnie di attori davvero bravissimi. Questi primi lavori di produttore mi han fatto capire che tipo di strada dovevo percorrere.

Il tuo pensiero e le tue esperienze sulle forme di spettacolo e intrattenimento quali Cinema, Teatro e Televisione.
Sono dei grandi strumenti di unione e coesione sociale ma anche delle vie variegate per esprimere concetti e sensazioni a volte contrastanti. Sono un mezzo per raccontare la società in cui viviamo e soprattutto per descrivere che cosa stiamo diventando o siamo diventati. L’essere umano si evolve, e così si evolvono i metodi espressivi. Cinema, teatro e Televisione rappresentano e rispecchiano esattamente questa continua evoluzione. Le mie esperienze e i miei sentimenti nei confronti di queste forme di spettacolo, allo stesso modo, cambiano costantemente. Rapporto di Amore e Odio se così si può definire.

Nel panorama dell’industria audio-visiva, il cortometraggio rimane sempre tra i mezzi più efficaci per chi vuole esordire nel mercato?
É senz’altro un modo veloce (ed economico) che permette in maniera immediata di intravedere le capacità del cineasta. Non é semplice raccontare una storia e dei personaggi in sole cinque pagine (più facile farlo in una sceneggiatura di 90-120 pagine) e quindi, riuscire a farlo, é senz’altro prova di una solida capacità narrativa. Molto più spesso ora si usano i corti come “proof of concept”, cioè come una presentazione di personaggi e storie che fanno parte di un progetto più ampio. Il proof of concept va in giro nei vari festival e, tramite esso, si spera di attrarre investitori e denari per produrne la versione lunga. Il corto poi, é senza dubbio una grande palestra per un esordio.

Il progetto “KILLING ADAM”, una dark comedy scritta, prodotta e diretta da te a Los Angeles, ha fatto incetta di premi e candidature in alcuni tra i più importanti festival del globo. Il cortometraggio affronta il tema dei social media.

Quali effetti ha sortito il fenomeno del web, in primis proprio con i social network, sul mondo dello spettacolo e la sua divulgazione?
Beh adesso tutto é accessibile. Soprattutto il mondo dello spettacolo, se con la TV entrava nelle case di tutti, coi social media entra nelle stanze e nei telefonini di tutti. Oramai tutto é parte di tutto e se da un lato questa nuova dimensione “popolare” dello spettacolo ha reso tutti più vicini a certe realtà, dall’altro ha forse un po’ tolto quell’alone di “divismo” e “magia” che rendeva certi contesti (e certi personaggi) quasi ipnotici. Alle volte quando una cosa sembra lontana e irraggiungibile, ha un fascino molto più incisivo.

Hai avuto modo di lavorare sia nel contesto britannico che statunitense. Quali sono le differenze sostanziali tra l’ambiente artistico-lavorativo italiano e quello estero?
Le differenze che ho notato sono soprattutto a livello culturale e di approccio al lavoro. Ma in tutte e tre le realtà ho avvertito una grande professionalità e un profondo senso di responsabilità nei confronti dei progetti lavorativi. Poi beh, non scopro l’acqua calda se dico che nell’industria Americana girano più soldi.

Come funziona il processo di realizzazione di un progetto? Potresti sintetizzarlo per noi in alcuni sintetici step?
É un processo lungo che inizia con la prima stesura della sceneggiatura (cui seguono numerose revisioni, con personaggi che compaiono e scompaiono, scene che cambiano o vengono cancellate etc.) e termina col colore. In mezzo c’é tutta la fase di sviluppo: raccolta fondi, ricerca delle location, ricerca del regista, casting, assunzioni dello staff tecnico (e qui siamo solo alla fase di pre-produzione). Poi si gira (la cosiddetta produzione vera e propria) dove per esempio, nel caso di un lungometraggio indipendente e con poche location, si parla di almeno 3 mesi di lavorazione, 10/12 ore al giorno di lavoro per tutti (a volte anche di più per alcuni membri dello staff). A queste fasi si aggiunge quella componente di “imprevisto” su cui purtroppo bisogna essere preparati (macchinari che si rompono, attori che rinunciano o che hanno problemi tra di loro, eventi atmosferici imprevisti etc.). Infine c’é la fase di post-produzione, montaggio, sound design, aggiunta di vari suoni e colonne sonore etc. in cui si capisce su cosa effettivamente si può lavorare, nella speranza di avere tutto il materiale necessario e di non dover ri-girare certe scene o inquadrature. Solo alla fine, quando il film é fatto e finito, si rifinisce il colore, che da al prodotto il risultato che si vede sullo schermo. Questo é sinteticamente il processo di lavorazione di un progetto. Quello di distribuzione é poi un altro capitolo a parte.

Quanto di te, e della tua personale esperienza, metti durante la bozza di un’idea e la scrittura di un progetto?
Mario Monicelli aveva detto una volta che la gente ha smesso di scrivere storie interessanti da quando ha smesso di prendere gli autobus. Ed é vero, perché l’ispirazione per storie sempre nuove ti viene soprattutto da ciò che ti circonda, perché é il modo in cui guardi le cose che determina il tuo punto di vista, di conseguenza é il tuo modo di vedere che influenza anche il tuo modo di scrivere. Credo che, indirettamente e senza volerlo, chiunque mette del proprio nel lavoro che fa, anche il modo di un insegnante di insegnare, dipende dalla sua visione personale della realtà. É proprio in base a questo che scelgo progetti (teatrali o cinematografici) da produrre. Quando non sono scritte da me, cerco storie che mi somiglino o mi completino.

Scrivere, produrre e dirigere. Sono ruoli che hai sempre sognato di ricoprire? In quale ti senti più a tuo agio?
Sicuramente scrivere é la cosa che mi libera di più. Poi avere la possibilità di produrre ciò che scrivo, o quello che realizzano altri, ma che rispecchiano anche la mia personalità e la mia visione delle cose, é una fortuna che bisogna saper comprendere. Lavorare come produttore mi piace anche e solo per il contributo artistico e umano che il ruolo comporta.

Nell’augurarti il meglio, concludiamo chiedendoti qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri.
Al momento sono immerso nella pre-produzione di un progetto con Travis Mauk, Development Executive della Smart Entertainment, la casa di produzione di Family Guy, La Famiglia Griffin e di TED e TED 2 di Seth McFarlane. Oltre a questo sto lavorando ad un progetto teatrale scritto da me e coprodotto con il produttore A.W. Tony Scott e presto (si spera) alla produzione di un lungometraggio. Le cose sono ancora in stato embrionale quindi é un po’ prematuro parlarne, ma incrociamo le dita.

Tra i progetti di Dino Sardella ricordiamo il già citato KILLING ADAM, una satira sui costumi contemporanei in cui la privacy non ha più valore e qualsiasi cosa accada, anche la più truce e dolorosa, deve essere condivisa sui social media. Il film, girato a Downtown LA, ha vinto il premio come Best Comedy all’International Festigious Film Festival Di Los Angeles, Best Dark Comedy su Top Shorts, 5 premi (Best Narrative Short, Best Director, Best Screenplay, Best Cinematography e Best Original Score) al Mindfield Film Festival di Albuquerque in New Mexico ed una Honorable Mention in “Recognition for Excellence in Film Making” al Los Angeles Film Award e al “London International Comedy Film Festival”. E’ anche stato semifinalista all’Oregon International Short Film Festival ed al Golden Film Award di Londra.

HOLLYWOOD/ HIGHLAND e BUMPY RHODES, due commedie di cui la prima, scritta e prodotta dal nostro Dino, analizza i sentimenti sullo sfondo di una romantica Los Angeles. Girato interamente nello storico MEL’S DINER a Hollywood (alcune iconiche scene del film American Graffiti di George Lucas sono state girate li).

La seconda, una commedia degli equivoci in cui Dino partecipa in qualità di produttore associato. Il corto é stato scritto e diretto da Patrick Coleman, uno dei produttori della post della serie NCIS ed ha come protagonisti Justin Alston (star di NCIS, Grey’s Anathomy e 24 con Kiefer Sutherland) e Michael Steger (star di True Blood, American Woman e 90210).
Poi c’è TOGETHER un proof of concept che vede Dino sempre come produttore associato e che il prossimo anno diventerà un lungometraggio dallo stesso titolo. Il progetto è la storia di una famiglia i cui valori sono messi alla prova da una terribile malattia. Il film é stato scritto e diretto dal produttore A.W. Tony Scott, già produttore di Grey Lady, thriller psicologico con Eric Dane, star di Grace Anathomy ed ha come protagonista il vincitore del premio Emmy come miglior attore Kim Estes e l’attore Jason Olive, star della serie All My Children, del film Raising Helen con Drew Barrymore e del video Secret di Madonna.

Non resta anche a noi che incrociare le dita per una persona, un professionista, che non è solo un conterraneo che sta trovando la sua dimensione, ma che rappresenta la realizzazione personale per ognuno di noi e dimostra che la possibilità di fare ciò che ci piace e costruirsi la felicità giorno per giorno sia possibile.

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