di Francesco Greco – Il caso ha voluto che ricevessi “Il sentiero stretto.. e oltre”, di Pier Carlo Padoan (Conversazione con Dino Pesole, editorialista del “Sole 24 0re”), il Mulino, Bologna 2019, pp. 152, euro 14 (Collana “Contemporanea”), il giorno in cui “La Stampa” titola: “Ecco il Def che ammette la crisi”, in cui si spiega che non c’è copertura finanziaria se non attraverso l’aumento dell’Iva, mentre incombe il reddito di cittadinanza (anch’esso a credito), il tutto sotto la spinta del voto europeo, che attiva questo marketing del consenso estorto.
E, insomma, ce n’è abbastanza per continuare sulla strada intrapresa degli istinti irrazionali, suicidi, della cupio dissolvi che pare essersi impadronita di noi presi uno a uno e come collettività, e si direbbe quasi civiltà.
Dobbiamo dirlo? Populismi e sovranismi intorbidano le acque, sollevano polveroni, ci ingozzano di slogan: la prevalenza dei diktat e i mantra che alimentano le patologie.
Ma quando tutte le lacerazioni si saranno consumate, gli attacchi alle istituzioni (intra ed extra moenia) dispiegate, la reputazione estinta (“Non riusciremo più a farci finanziare il debito. Si rischia il default. Lo abbiamo già sperimentato nel 2011…”).
Quando tutte le illusioni e le suggestioni svaniranno e il paziente sarà sfebbrato, resterà la realtà desolata della crescita zero, la disoccupazione e la precarietà stratificate, il debito aumentato, la marginalità del sistema Paese conclamata, ecc., allora occorrerà ascoltare le voci oggi soffocate dalla trucida propaganda (“Me ne frego!”, “Candidatevi!”, “Il rigore fatelo a casa vostra”, ecc.), spacciate per cupe Cassandre.
Come quella di Padoan (già, fra l’altro, Ministro dell’Economia e delle Finanze dei governi Renzi e Gentiloni), che in questo saggio agile e dal format divulgativo, analizza il reale e scaglia in un futuro che è già qui qualche utile provocazione vagheggiando qualche scenario “benigno”.
Resta da capire perché ci siamo ridotti a credere ai ciarlatani e agli stregoni e alle loro formule troppo facili per non destare sospetti.
Ma qui gli economisti cedono volentieri la parola alla sociologia, l’antropologia, magari anche allo strizzacervelli dell’Asl.

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